| Sezione
di Simulazioni ad agenti
A cura di: Dott.
A.Cappellini, Dott. P.Mezzera , Dott. A.Vanara
Critiche (confutabili) alle simulazioni
Le simulazioni come ogni cosa, presentano dei problemi e delle limitazioni.
Tuttavia, la maggior parte delle critiche rivolte alle simulazioni sono dovute
più che altro ad una mancata comprensione delle simulazioni stesse, e
non ai veri e propri limiti che le contraddistinguono.
Per prima cosa le simulazioni vengono criticate per rappresentare in modo troppo
semplice la realtà, senza considerare che qualunque teoria, elaborata
secondo le metodologie tradizionali della scienza, è comunque una semplificazione
della realtà ed è proprio grazie a questa caratteristica che per
l'uomo è possibile comprendere l'essenza dei fenomeni, che altrimenti,
a causa della loro complessità, non sarebbero comprensibili. Questo limite
può essere già ora, anche se in parte, superato, poiché
non si deve dimenticare che a supportare le simulazioni vi sono grandi risorse
di memoria e di calcolo del computer che, con il tempo, permettono l'introduzione
di nuove caratteristiche e dettagli, che rendano la simulazione il più
vicino possibile alla realtà.
Le simulazioni sono inoltre criticate perché non dicono nulla di nuovo
rispetto a quanto non si sappia già, in quanto ricreando la realtà
la riproducono e basta; questo non è vero perché spesso dalle
simulazioni emergono fenomeni che non erano previsti, sulla base delle conoscenze
che si avevano della realtà. Inoltre il fatto che una simulazione riproduca
risultati identici alla realtà, deve essere percepito come una conferma
della bontà della teoria che sta alla base della simulazione.
Ancora, viene criticato il fatto che sia inutile simulare la realtà,
poiché non la si conosce approfonditamente; ciò è errato
perché sarebbe inutile simulare, o in generale studiare, qualcosa che
è già conosciuto alla perfezione. E' evidente, che tale critica
ha delle basi molto deboli e se appoggiata dovrebbe confuare tutto il sistema
scientifico in generale e non solo il metodo simulativo.
Altra problematica sollevata è relativa al fatto che le simulazioni non
ci fanno capire cosa accade realmente nel sistema che viene simulato. Questo
è vero fino ad un certo punto, in quanto lo scienziato manipolando i
vari elementi può comprendere, sulla base dei risultati ottenuti, quali
siano le dinamiche che si sono svolte nell'ambiente simulato.
Le simulazioni sono una semplificazione della realtà
Spesso le simulazioni sono criticate perché sono una semplificazione
della realtà. Gli scienziati ben sanno che la realtà è
estremamente complessa e quanta fatica ed impegno richieda la scoperta e la
comprensione dei fenomeni, quindi sembra a loro che le simulazioni siano qualcosa
di troppo semplice per poter spiegare la realtà; addirittura le simulazioni
vengono a volte prese come dei giochi, divertenti, ma incapaci di essere un
elemento utile per aiutare a comprendere la realtà.
Tale critica è eccessiva e denota una mancata comprensione di quello
che realmente sono le simulazioni. Le simulazioni sono innanzitutto la traduzione
in programma per computer di una teoria, e tutte le teorie, per assolvere al
loro compito, cioè quello di far comprendere i fenomeni, sono semplificate
rispetto alla realtà. Le teorie, quindi sono utili, proprio perché
semplificano ciò che rappresentano e permettono così all'uomo
di cogliere l'essenza dei fenomeni, liberandoli dalla complessità e dalla
varietà. Non è per cui corretto e sensato criticare le simulazioni
perché sono troppo semplificate, in quanto le teorie espresse in modo
tradizionale, sono anch'esse delle semplificazioni della realtà e riusciamo
a comprenderle proprio perché sono più semplici della realtà.
Ciò che preme è capire se le semplificazioni sono orientate nella
giusta direzione e se non sono omessi degli elementi fondamentali per capire
l'essenza del fenomeno che viene studiato. Questo però vale per ogni
teoria, espressa come simulazione o espressa secondo i modi tradizionali; quindi
una simulazione che semplifica è una simulazione a posto, purché
semplifichi nel modo giusto, altrimenti, in caso contrario, non sarebbe sensato
abbandonare la simulazione, piuttosto andrebbe corretta, facendo sì che
semplificazioni avvengano in modo corretto.
Un elemento che giustifichi in parte questa critica tuttavia c'è, infatti,
le simulazioni sono innanzitutto l'espressione della realtà attraverso
il computer, però sono anche dei sistemi che pretendono di riprodurre
la realtà ed i suoi fenomeni. Di conseguenza, possono essere criticate
perché la rappresentazione che danno della realtà è troppo
semplificata. Per l'essere delle teorie, le simulazioni, non possono che semplificare,
però essendo delle riproduzioni della realtà, dovrebbero rispecchiare
molti aspetti, caratteristiche e dettagli dei fenomeni che riproducono.
Ciò che è importante sottolineare adesso, è che, mentre
le teorie ed il metodo della sperimentazione tradizionali rimarranno sempre
semplificazioni della realtà, le simulazioni, con il tempo, con l'innovazione
tecnologica e con lo sviluppo della tecnica simulativa, diventeranno sempre
più sofisticate ed elaborate, rendendo così la rappresentazione
dei fenomeni che studiano, sempre più vicina alla realtà.
Le simulazioni non dicono nulla di nuovo
Altra critica che viene rivolta alle simulazioni è il fatto che queste
non ci dicano nulla di nuovo rispetto a quanto non si sappia già della
realtà che si sta studiando; quindi viene spontaneo affermare che se
nulla di nuovo ci viene detto, è inutile utilizzarle, poiché sono
solo uno spreco di tempo.
A questa critica bisogna innanzitutto controbattere affermando che spesso si
verifica che la simulazione non restituisca proprio quello che ci si aspettava,
ma che produca dei fenomeni che differiscono da quelli che si erano usati come
basi di partenza. In alcuni casi le differenze possono essere così significative
che i fenomeni ottenuti ci stupiscono a tal punto da non poter ricondurre la
realtà, usata come partenza per l'esperimento, ai risultati dell'esperimento
stesso. Si può così affermare che è assolutamente errato
proporre come critica per le simulazioni il fatto che queste si limitino a ridirci
quanto già sappiamo sulla realtà.
Inoltre le simulazioni ci dicono qualcosa che comunque non sapevamo sui fenomeni
che studiamo e cioè ci informano sull'effettivo contenuto empirico delle
teorie che sono alla base dei nostri esperimenti. Infatti, è notevole
l'importanza rivestita dalla dimostrazione empirica di una teoria al fine che
questa possa essere definita scientifica; tale contenuto empirico coincide con
le predizioni che si possono ricavare, sulla base di un teoria, e nel successivo
controllo della corrispondenza di queste con la realtà. Spesso capita
che lo scienziato non conosca tale contenuto scientifico ma le simulazioni sono
in grado di chiarire questo punto, offrendo così allo studioso qualcosa
di nuovo.
I risultati delle simulazioni non sono semplici repliche della realtà
anche perché i fenomeni empirici non incorporano già una teoria
elaborata da uno scienziato che cerca di spiegarli e di comprenderli, mentre
i fenomeni simulati, anche se producono gli stessi risultati della realtà,
si fondano su teorie interpretative della realtà. Per cui una simulazione
è importante anche se riproduce fenomeni empirici che sono già
noti; il fatto che i risultati dell'ambiente simulato coincidano con la realtà,
significa che il fondamento teorico, che sta alla base della simulazione è
corretto.
Va anche ricordato che rispetto a qualche anno fa durante il quale gli scienziati
avevano a che fare con teorie e realtà, ora si trovano davanti un terzo
elemento, i risultati delle simulazioni, elemento che può essere classificato
come un ibrido dei primi due, in quanto è realtà, perché
percepito attraverso i nostri sensi, ma è anche l'espressione di una
teoria. Questo può lasciare perplesso lo scienziato, ed indurlo a diffidare
ed a trovare sempre nuove critiche, peraltro non ponderando quelle attuabili
nei confronti dei metodi tradizionali, ma rimane una novità concettuale
basilare relativa al metodo della sperimentazione.
La non profonda conoscenza della realtà rende inattuabili le simulazioni
I critici delle simulazioni espongono un'ulteriore argomentazione affermando
che: il fatto che le simulazioni vogliano riprodurre la realtà è
un conto, però della realtà l'uomo sa molto poco e quindi risulta
inutile riprodurla, perché il risultato sarebbe una riproduzione priva
di significato scientifico, a causa della sua incompletezza e penuria di particolari.
Ma, se fosse realmente così e se si dovesse veramente aspettare di conoscere
perfettamente la realtà prima di poterla simulare, non si capirebbe a
cosa potrebbero servire le simulazioni; il senso di tale affermazione è
che se già si conosce tutto su un argomento a nulla servirebbe studiarlo
ancora, poiché già si conosce ogni suo funzionamento, ogni sua
particolarità, ecc.
La simulazione serve proprio quando non si conosce a fondo qualcosa e lo si
vuole studiare, per poterne comprendere l'essenza, per ricavare delle spiegazioni
a dati fatti empirici. Ciò è vero in due sensi. Innanzitutto,
la simulazione è una teoria ed in quanto tale è utile per andare
al di là di un semplice insieme di fatti e per poter comprendere perché
tali fatti si verifichino; questo è il compito delle teorie in generale
e quindi anche delle simulazioni. In secondo luogo le simulazioni possono essere
da guida per la scoperta di altri fenomeni, rispetto a quelli che si stanno
studiando; per ciò possono essere considerate come guida per indirizzare
la ricerca scientifica, nello scoprire se i "nuovi" fenomeni, ricavati
dai risultati delle simulazioni, abbiano un riscontro nella realtà. Quest'aspetto
è comune anche alle teorie scientifiche espresse in modo tradizionale,
che oltre a spiegare fenomeni già noti, possono indicare l'esistenza
di altri fenomeni e così spingere gli studiosi ad analizzarli. Una simulazione,
qualora dia dati discordanti con quelli della realtà, può indurre
lo scienziato a modificare la teoria che ne sta alla base, oppure può
suggerire lo studio di nuovi fenomeni che prima non si erano considerati, quindi
stimolare il ritorno allo studio della realtà per il reperimento di nuovi
dati, al fine di costruire altre simulazioni.
Le simulazioni riproducono, ma non spiegano
Le simulazioni pur essendo in grado, in alcuni casi, di riprodurre il fenomeno
studiato, non permettono di comprendere più a fondo tale aspetto della
realtà; è questa una delle critiche che viene indirizzata contro
il metodo delle simulazioni. Questo per vari motivi. Una prima limitazione è
relativa al fatto che le simulazioni essendo espresse in linguaggio informatico,
possono essere comprese nella loro essenza solo da esperti informatici; a questa
obiezione si può facilmente obiettare che anche le teorie espresse in
modo tradizionale hanno alla loro base un contenuto matematico, che per essere
compreso, deve presupporre un determinato livello di conoscenza della matematica.
Questo vuole dire che anche le teorie "classiche" richiedono determinate
conoscenze specifiche per essere comprese e quindi anch'esse non possono essere
intese nella loro essenza da chiunque. Nel loro significato, invece, possono
essere comprese anche senza una base matematica, nella maggior parte dei casi,
ma questo accade anche per le simulazioni, che attraverso il monitor del computer,
ci fanno capire cosa succede nell'ambiente simulato.
Altro aspetto sottolineato dai critici, è il fatto che nelle simulazioni
si conosce la teoria che sta alla base, quindi gli elementi che la compongono,
ed i risultati che emergono dal suo girare in un computer, però nulla
si può dire realmente su ciò che accade all'interno della simulazione
stessa; in altre parole si sa cosa si inserisce e quale risultati dà
una simulazione, ma non si capisce il perché.
Tuttavia anche a questa critica si può facilmente obiettare che le simulazioni
sono laboratori virtuali, per cui lo scienziato può tranquillamente modificare
a suo piacimento gli elementi che costituiscono la simulazione per vedere quali
siano gli effetti provocati dai cambiamenti; inoltre tale operazione è
meglio gestibile in una simulazione piuttosto che in un laboratorio reale. Questo
può aiutare lo scienziato a comprendere come una simulazione funzioni
e quali siano le dinamiche degli eventi per poi comprendere il perché
dei risultati.
Ancora se questo non fosse sufficiente,lo studioso potrebbe tranquillamente
tradurre in linguaggio matematico la teoria che sta alla base della simulazione,
in modo da poter comprendere secondo metodologie tradizionali quello che si
verifica nel fenomeno simulato.
Le simulazioni sono opache: anche quando riproducono qualcosa con successo,
non ce la spiegano
Secondo questa critica la simulazione corre il rischio di diventare una "scatola
nera": sappiamo cosa c'è dentro e cosa ne esce, ma ignoriamo cosa
ci succede dentro. Ma a chi sostiene questa critica bisogna rispondere che una
simulazione appare come "opaca" solo a chi la osserva passivamente
da fuori. Una simulazione è un laboratorio sperimentale in cui il ricercatore
può intervenire e modificare ogni aspetto della simulazione per vedere
che effetti derivano da queste sue manipolazioni, osservando non solo i fenomeni,
ma anche ciò che sta dietro ai fenomeni.
Questa fondamentale caratteristica delle simulazioni appena descritta permette
anche di rispondere alla prossima critica.
Ogni modello è esprimibile sotto forma di equazioni alle differenze
finite, dunque il metodo delle simulazioni è inutile
Simulare è uno spreco di tempo ed energie se la ricerca che ci interessa
potremmo affrontarla con un metodo, in molti casi difficile, ma tradizionale
e sicuro. L'esprimibilità di sistemi complessi sotto forma di equazioni
alle differenze finite è possibile, probabilmente, in qualsiasi caso.
Ma un'altra questione è la risoluzione di tali equazioni, non sempre
possibile. In una simulazione gli agenti possono essere dotati di intelligenza
e quindi prendere decisioni, nella stessa simulazione è possibile sostituire
tali agenti con esseri umani, tramite una simulazione il ricercatore può
intervenire e modificare dall'esterno ogni aspetto della simulazione. Gli agenti
di un modello possono essere scritti uno per uno alle differenze finite, ma
certe interazioni sicuramente no: si pensi, per esempio, all'accodamento degli
ordini in un modello di borsa, simularlo è relativamente facile e agevole,
scriverlo alle differenze finite è impossibile. Riassumendo, i vantaggi
dati dalle caratteristiche delle simulazioni si possono avere anche con le equazioni
alle differenze finite? La risposta è no, dunque le simulazioni sono
un metodo di ricerca che è sicuramente più potente delle citate
equazioni per quanto riguarda la simulazione di mondi artificiali e lo studio
di sistemi complessi.
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