| Sezione
di Simulazioni ad agenti
A cura di: Dott.
A.Cappellini, Dott. P.Mezzera , Dott. A.Vanara
Vantaggi applicativi delle simulazioni
L'utilizzo di simulazioni permette di superare alcuni limiti delle tradizionali
metodologie volte all'analisi ed alla formazione di teorie scientifiche. Grazie
all'automatizzazione dei processi di derivazione delle predizioni, attraverso
l'uso delle simulazioni, si rende oggettiva quella verifica delle teorie che
lo stesso scienziato tradizionalmente operava privatamente, con tutti i dubbi
di soggettività che ne derivavano.
Quando una teoria è espressa come simulazione, i risultati che da essa
ne derivano, possono essere considerati come le predizioni derivate dalla teoria
stessa; quando una simulazione dà determinati risultati si è sicuri
che questi discendano dalla teoria. Inoltre le simulazioni, possono essere utilizzate
come laboratori sperimentali molto più potenti di quanto non siano i
veri e propri laboratori e nei quali è possibile ricreare ambienti, che
altrimenti non sarebbero studiabili nel classico laboratorio, per vari motivi
che più avanti verranno analizzati. Ancora, le simulazioni permettendo
di ricreare ambienti, nel quali eseguire esperimenti, permettono quindi di creare
ambienti che non esistono, i "mondi possibili"; in questo modo le
possibilità di analisi da parte dello scienziato si ampliano notevolmente,
garantendo anche una maggior comprensione di quella che è la realtà
"vera". A tale proposito si deve citare un notevole passo avanti per
la scienza che le simulazioni permettono, cioè la gestione di sistemi
complessi che diversamente non potrebbero essere studiati con metodologie tradizionali
a causa dei limiti cognitivi, mnemonici e di calcolo che la mente umana presenta
in rapporto a quanto un calcolatore può fare.
Inoltre adottare le simulazioni significa essere spinti verso una visione meno
disciplinare della scienza poiché le simulazioni sono un metodo di ricerca
adattabile ad ogni aspetto della realtà.
Automatizzazione del processo di derivazione delle predizioni
Quando una simulazione "gira" in un computer, essa genera dei risultati
i quali corrispondono alle predizioni che tradizionalmente uno scienziato elabora
sulla base di una propria teoria e che confronterà con osservazioni empiriche.
Il fatto che le predizioni vengano generate automaticamente, attraverso le procedure
di calcolo eseguite dal computer, sulla base di indicazioni, di regole, di vincoli,
definiti all'interno del programma che definisce la teoria, rappresenta un notevole
passo avanti che risolve più di un problema.
Gli errori nel derivare le predizioni diminuiscono; infatti, se fosse lo stesso
scienziato a formulare le ipotesi di risultato, egli potrebbe imputare a determinati
risvolti della sua teoria certi eventi, quando invece, non vi è nessun
legame tra le due cose, o almeno non vi è il legame rilevato dallo scienziato
stesso. Lo scienziato può commettere errori per vari motivi, ad esempio,
possono essere causati dal desiderio di credere che certe predizioni derivino
dalla teoria. Con l'utilizzo delle simulazioni si trova soluzione a questo problema,
poiché i risultati sono generati all'interno del computer; per cui se
la simulazione produce determinati risultati vuole dire che effettivamente c'è
una relazione tra i fatti e la teoria espressa dallo studioso.
Secondo vantaggio che l'uso delle simulazioni ci offre è la garanzia
di avere una teoria chiara, priva di parti carenti da un punto di vista esplicativo;
la ragione di questo è dovuta al fatto che tentando di tradurre in programma
una teoria poca chiara, o non si riesce ad esplicitarla in un linguaggio di
programmazione, oppure essa non "gira" nel computer.
Un ulteriore vantaggio è legato al fatto che le simulazioni possono essere
viste come laboratori virtuali e ciò comporta che cambiando anche solo
alcuni elementi all'interno di esse si possono creare notevoli varietà
di condizioni da cui derivare predizioni; le simulazioni sono quindi una fonte
inesauribile di dati e di risultati che possono essere ricavati da condizioni
ambientali che lo stesso studioso può cambiare a suo piacimento. Le loro
potenzialità vanno ben oltre quelle dei classici laboratori in cui sono
condotti solitamente gli esperimenti.
Riassumendo, si può affermare che in generale, le simulazioni rendono
più oggettiva la verifica privata (verifica interna), che lo scienziato
fa della propria teoria. La verifica interna, spesso, è poco considerata
in rapporto alla verifica empirica dei fatti (verifica esterna), poiché
tradizionalmente è svolta dallo scienziato in forma privata. Tuttavia
la poca considerazione di questa verifica non ha giusti fondamenti, perché
lo stabilire se una predizione empirica dipenda direttamente da una teoria non
è cosa così semplice ed ovvia; può ben capitare, infatti,
che vi sia un teoria da un lato e che vi sia una predizione da un altro, ma
che la prima non spieghi il divenire della seconda. Ma è evidente che
il comprendere se una predizione discenda o no da una teoria è fondamentale
perché in questo modo si stabilisce la bontà di una teoria, qualora
si abbia anche la conferma dei fatti empirici. Se invece la predizione, pur
essendo confermata dai fatti, non deriva dalla teoria, non si potrà comunque
dire che la teoria data sia la spiegazione dei risultati analizzati.
Le motivazioni che stanno alla base del fatto che una teoria non sia in grado
di spiegare una predizione, dalla quale comunque sembra invece derivare, possono
essere di svariate tipologie e spesso è difficile individuarle in maniera
oggettiva. Tale difficoltà nello spiegare è anche dimostrata dal
fatto che le teorie espresse quantitativamente, rispetto a quelle espresse qualitativamente,
sono migliori; questo proprio perché l'esprimere i concetti in maniera
analitica, quantitativa, rende maggiormente verificabile ed oggettivo il ricavare
delle predizioni, rispetto al ricavarle da teorie espresse attraverso simbologie
qualitative (come ad es. il linguaggio). Tuttavia tali aspetti espositivi delle
teorie possono essere usati con disinvoltura in particolari campi scientifici
che possiamo definire scienze della natura (matematica, fisica, chimica, ecc.),
mentre altri campi, le scienze dell'uomo, difficilmente si prestano a definizioni
di tipo quantitativo. Grazie all'uso di simulazioni si può superare quest'ostacolo
e si può essere sicuri che, se la simulazione gira nel computer, i risultati
ottenuti da questa, discendono dalle teorie su cui la simulazione si basa. Inoltre
la mole di dati e di possibili differenziazioni delle situazioni in cui applicare
la teoria studiata, rendono la verifica attuata con la simulazione più
ricca e completa di quella che lo studioso può fare nella propria mente.
L'uso della simulazione favorisce, tra gli scienziati, la formazione di teorie
sempre più particolareggiate e sempre più precise a livello espositivo,
usando terminologie non vaghe e non ambigue, assicurando così che tutto
ciò che serve alla spiegazione della teoria stessa, sia presente e mai
tralasciato. A tale proposito, si può citare quanto un noto informatico,
Donald Knuth (l'autore del software Tex), disse: "la scienza è quella
che capiamo e che sappiamo spiegare ad un computer".
Laboratori sperimentali virtuali
Un altro vantaggio è che le simulazioni possono essere considerate come
laboratori sperimentali virtuali che possiedono maggiori potenzialità
rispetto ai laboratori reali. Il lavoro in laboratorio, di qualunque genere
esso sia, reale o virtuale, permette allo scienziato di fare analisi e controlli
sulle situazioni che sono oggetto dei suoi studi, manipolandole come meglio
crede, per indagare vari aspetti della sua teoria. Tuttavia l'utilizzo di laboratori
reali è possibile soltanto in alcuni campi della scienza, mentre i laboratori
virtuali sono utilizzabili da tutte le scienze e quindi per tutti i fenomeni
che gli scienziati possono voler studiare. Le implicazioni ed i vantaggi dovuti
a quest'ultima affermazione sono numerosi e richiedono un'analisi più
approfondita.
Innanzitutto si possono studiare fenomeni che unicamente per ragioni fisiche
non possono essere analizzati in un laboratorio reale, come anche, fenomeni
dilatati molto nel tempo e che quindi per ovvi motivi pratici non potrebbero
essere oggetto di interesse in un "classico" laboratorio sperimentale.
Esempi chiarificatori di queste due tipologie di fenomeni potrebbero essere
studi attuati su regioni particolarmente estese, su zone spaziali, sull'intero
pianeta, od anche riguardanti condizioni che si sviluppino in secoli, millenni
o milioni di anni. Ma nemmeno possono essere sperimentate condizioni relative
a situazioni che avvengono molto lontano dal luogo in cui si opera, poiché
non potrebbero essere oggetto di manipolazioni da parte dello scienziato, basti
pensare a ciò che accade nelle profondità marine. Ancora, quei
fenomeni che pur essendo riproducibili e studiabili in laboratorio, risultino
difficilmente modificabili e manipolabili dallo sperimentatore o le cui analisi
risultino semplicemente molto costose.
Usando le simulazioni nessuno dei problemi sopra citati si può presentare,
poiché grazie alle potenzialità di calcolo di un computer è
possibile ricreare, analizzare, modificare e manipolare ognuna delle situazioni
che presentano le caratteristiche poco fa indicate. Attraverso l'uso di laboratori
virtuali, si possono simulare fenomeni enormi oppure piccolissimi, che si estendono
molto nel tempo e che distano molto da noi, oppure che richiedono l'uso di costosissime
apparecchiature o che risultano difficilmente manipolabili.
In secondo luogo, grazie all'uso di simulazioni, si possono gestire fenomeni
risalenti ad epoche lontane del passato e che quindi non possono essere studiati
come si potrebbe fare con fenomeni del presente. Nel laboratorio tali eventi
non possono essere analizzati semplicemente perché non sono più
riproducibili le condizioni in cui si sono verificati. Una simulazione invece
può riprodurre sia condizioni del passato, sia del presente rendendo
così possibili analisi di fenomeni non studiabili in altro modo.
Ulteriore pregio delle simulazioni è che grazie ad esse è possibile
lo studio di fenomeni caratterizzati da notevole complessità, senza dover
per forza isolare alcuni fattori per permettere le analisi, cosa questa che
avviene nel caso in cui si adoperi un laboratorio "canonico". Infatti,
accade che si debbano isolare aspetti di uno stesso fenomeno e che debbano essere
analizzati separatamente per permettere di comprendere la dinamica di quanto
accade. Questo tuttavia può funzionare per alcuni fenomeni, ma non per
altri, mentre nel caso si usi una simulazione, non essendo necessario attuare
analisi separate, è possibile ampliare il raggio della fenomenologia
complessa che si può studiare.
A spiegare questo limite delle sperimentazioni nei laboratori tradizionali,
può essere il fatto che l'insieme di tutti i fattori necessari a definire
la situazione in cui deve essere creato l'esperimento va tenuta sotto controllo
dallo scienziato stesso e quindi richiede la compresenza di tutti gli elementi
nella testa dello scienziato; tuttavia la mente umana ha dei limiti di attenzione
e di elaborazioni dati, per questo le semplificazioni, di cui si è parlato
sopra, si rendono necessarie al fine di gestire l'esperimento. Detto questo
si capisce come alcuni esperimenti non possano essere eseguiti, a causa dell'impossibilità
di semplificare a sufficienza le condizioni dell'esperimento stesso, al fine
di permettere una gestione da parte dello scienziato sperimentatore. Utilizzando
invece una simulazione è il computer a sopperire ai limiti della mente
umana, infatti, non è più necessario memorizzare tutti gli elementi
di un esperimento e tutte le implicazioni che questi generano tra di loro, poiché
vengono gestiti dal calcolatore, grazie alle sue capacità di elaborazione
dati.
Ancora, si può dire che, grazie alle simulazioni, sono eseguibili quegli
esperimenti che altrimenti non potrebbero essere attuati in un laboratorio reale
poiché moralmente discutibili, se non del tutto inaccettabili. Ad esempio,
infatti, non è etico modificare la struttura corporea di un essere umano,
per poterne valutare le conseguenze, mentre ciò può essere fatto,
senza nessun problema etico, in una simulazione.
Infine si può far notare che le simulazioni sono in generale più
vantaggiose di una sperimentazione tradizionale, poiché si possono eseguire
in un tempo più contenuto ed inoltre, per quanto possano risultare complessi
e lunghi, la stesura del codice e tutti i preparativi necessari ad una simulazione,
saranno sempre meno costosi, sia in termini di tempo sia in termini di risorse,
di ciò che va fatto per un esperimento in laboratorio.
La creazione di mondi possibili
Quando viene espressa una teoria secondo la metodologia tradizionale, utilizzando
il linguaggio verbale e quello matematico, le predizioni che ne derivano, possono
essere verificate unicamente attraverso l'osservazione del mondo reale, verificando
quindi come realmente le cose sono nella realtà. Tutto ciò è
normale, poiché, compito delle scienze è quello di farci capire,
attraverso lo sviluppo delle teorie, com' è il nostro mondo.
Grazie all'utilizzo di simulazioni le possibilità si ampliano. E' già
stato detto che la simulazione può ricreare, seppur con qualche semplificazione,
la realtà e quindi seguendo un logico ampliamento di quest'affermazione,
si può dire che le simulazioni sono in grado di creare mondi reali e
non; in altre parole, possono creare quelli che stiamo definendo "mondi
possibili". Un mondo possibile, non è il mondo reale, ma è
un mondo cui sono applicati almeno alcuni dei principi che regolano il mondo
reale. Così la simulazione può creare materiali possibili, organismi
possibili, menti possibili, società possibili, ecc. L'utilizzo di questi
mondi possibili può essere ricondotto ad una maggior comprensione del
mondo reale, attraverso lo studio di una possibile evoluzione societaria, si
può ad esempio comprendere quali sarebbero le implicazioni di determinate
ideologie; idem dicasi nel caso si voglia derivare delle predizioni su tipologie
di organismi, infatti, questi potrebbero essere ricreati, con qualche modifica,
in un mondo possibile e si potrebbe così verificare se il comportamento
permane immutato o cambia. Successivamente, qualora le teorie inizialmente espresse
vengano confermate, si avrebbe un rafforzamento di queste, poiché sia
nel mondo reale, sia in quello possibile, il comportamento rimane lo stesso.
Non si deve tuttavia pensare che le simulazioni siano il primo caso in cui gli
esseri umani creano mondi possibili, infatti, l'umanità ha creato cose
che nella realtà non esistono e vive in mondi che nella realtà
prima non esistevano, ma che ora esistono; quasi tutto ciò che accompagna
la nostra vita attualmente fa parte di mondi possibili. Attraverso l'uso di
simulazioni è possibile creare cose che non esistono, semplicemente simulandole
all'interno di un computer. Il vantaggio rispetto a quanto l'uomo ha fatto fino
ad ora è lampante, e riguarda il maggior grado di libertà che
si gode nel creare mondi possibili all'interno di simulazioni (si pensi ai vincoli
etici) ed il minor costo (componente non trascurabile).
Inoltre spesso la creazione di nuove tecnologie è una conferma della
teoria che sta alla base della creazione dell'oggetto in questione, questo perché
le cose che vengono costruite sono basate sulle nostre conoscenze scientifiche
e quindi costituiscono una conferma indiretta della bontà delle nostre
teorie. Questo non accade sempre, poiché possono essere costruiti oggetti,
teorie, strumenti, senza che via sia nessuna scienza esplicita che sta alla
base, sfruttando solamente esperienza, pratica ed intuizione. Storicamente vi
sono conferme di tale situazione, e più precisamente si può affermare
che nel seicento si è verificata la rivoluzione scientifica e nel settecento
la rivoluzione industriale, ma è soltanto dal novecento in poi che la
scienza è base per la creazione di ciò che è "nuovo".
Nonostante questo, anche oggi una discreta porzione di tecnologie, utili ed
efficaci per la nostra società, non hanno base scientifica su cui fondarsi:
esempi ne sono la medicina, sia del corpo, sia della mente, l'intelligenza artificiale
che ha generato interessanti ritrovati altamente tecnologici, senza che alla
base vi fosse una reale comprensione di come funzionano la mente e l'intelligenza.
Quindi anche da quest'ultimo punto di vista le simulazioni di mondi possibili
sono una novità poiché alla base di queste ci deve per forza essere
una teoria esplicita, cosa che si è appena detto sopra non essere sempre
vera per le pratiche operative. Sotto quest'aspetto la simulazione di un mondo
possibile (come quella del mondo reale), è una prova di una teoria esplicita
che sta alla base della creazione della simulazione stessa.
Come conferma delle teorie le simulazioni di mondi possibili, si riferiscono
a quelle che sono state definite verifiche interne, cioè quelle verifiche
che servono per determinare se una teoria è sufficientemente dettagliata,
completa e se spiega veramente ciò a cui si riferisce. Ovviamente le
simulazioni di mondi possibili non servono per quelle che sono state definite
verifiche esterne, infatti, per queste si necessita del controllo della realtà.
Tuttavia nel caso i fenomeni che si vogliano studiare siano complessi, è
già un notevole passo avanti il fatto di poterli studiare attraverso
simulazioni e di poterne ricavare le verifiche interne.
Lo studio dei sistemi complessi e la non disciplinarità
Si è visto fino ad ora che le simulazioni offrono alla scienza una potente
alternativa alla metodologia classica dello sperimentare. Tuttavia la simulazione
non è una semplice alternativa a disposizione della scienza per attuare
esperimenti, bensì offre qualcosa di più, aggiunge uno strumento
che modifica la percezione che lo scienziato ha della realtà e il modo
con il quale esso si organizza per studiarla. L'utilizzo delle simulazioni come
metodo di ricerca muta la concezione che lo scienziato ha della realtà.
Tali mutazioni riguardano due differenti aspetti: innanzitutto la realtà
non sarà più vista come insieme di sistemi semplici, ma come insieme
di sistemi complessi ed in secondo luogo diventerà meno disciplinare,
cioè sarà meno divisa in sottodiscipline.
Lo studio dei sistemi complessi
La tendenza dell'uomo è quella di pensare che la realtà sia fatta
di sistemi semplici. In un sistema semplice una singola causa produce un singolo
effetto, quindi sapendo che si è verificata la causa si può prevedere
che si verificherà la conseguenza e quindi si potrà, nella realtà,
far sì che la causa si verifichi o no a seconda che l'effetto sia desiderato
o meno. Capita anche che l'effetto sia prodotto da più cause, anche se
in genere queste non sono molte, tuttavia l'effetto di ogni singola causa è
individuabile e quindi scindibile dagli effetti delle cause concomitanti; questo
vuole dire che le diverse cause non interagiscono tra di loro e per questo gli
effetti di ogni causa possono essere isolati. Altre caratteristiche dei sistemi
semplici meritano di essere considerate:
- I vari stati di un sistema sono prevedibili, quindi il futuro di un sistema
semplice è prevedibile, purché se ne conoscano gli stati precedenti.
- Se un sistema semplice si trasforma nel tempo, le modalità di cambiamento
che lo caratterizzano sono prevedibili.
- Se un sistema semplice riceve "perturbazioni" da un evento esterno,
l'effetto di tale sistema è proporzionale all'entità della perturbazione
stessa, questo poiché non sono relazionati gli effetti facenti parte
del sistema con gli effetti derivanti dalla perturbazione, quindi una perturbazione
grande produrrà un grande effetto, mentre una perturbazione piccola
produrrà un piccolo effetto.
- Due sistemi semplici che partano da diverse condizioni iniziali, avranno
uno sviluppo differente che sarà proporzionale all'entità delle
diversità. Per condizioni di partenza molto simili, non saranno notabili
diversità particolarmente rilevanti.
- Un sistema semplice può essere isolato dal suo contesto, quindi il
contesto in cui si opera non è funzionale ai risultati del sistema
stesso.
- Un sistema semplice non presenta rapporti di causazione reciproca, quindi
se A influenza B, B non può influenzare A, cioè un elemento
del sistema ne influenza un altro ma non viceversa; inoltre se un sistema
"vive" in un ambiente, l'ambiente stesso può influenzare
il sistema ma non viceversa.
- Un sistema semplice tende a non essere parte di una gerarchia di sistemi,
in cui un sistema, posizionato ad un certo livello in una scala gerarchica,
è elemento di un altro sistema posizionato ad un più alto livello
della scala gerarchica; in sistemi gerarchici vi è reciproca influenza
tra un sistema e l'altro.
- Le varie parti che compongono il sistema semplice e che concorrono a formare
gli effetti dello stesso, sono ben individuabili.
- Un sistema semplice può essere riprodotto in copie identiche.
All'essere umano sembra di comprendere veramente qualcosa quando oggetto della
sua analisi è un sistema semplice, infatti, in un sistema di questo tipo,
possono essere individuate le cause che generano gli effetti all'interno dello
stesso sistema, si effettuano manipolazioni varie per ottenere effetti sempre
differenti, ne si può prevedere il futuro, inoltre non è necessario
che vi sia un ambiente da sfondo e si può riprodurre un sistema semplice
identicamente ad un altro.
Tuttavia a ben guardarla la realtà è più fatta di sistemi
complessi che di sistemi semplici, con l'aggravante che le caratteristiche dei
primi sono l'opposto delle caratteristiche dei secondi.
In un sistema complesso infatti, non vi è indipendenza fra i suoi elementi
e quindi essi concorrono unitamente e non unitariamente alla formazione delle
cause, così le relazioni tra le cause sono non lineari e non sommatorie
(come nel caso dei sistemi semplici); in questo modo non è possibile
isolare un elemento da un altro al fine di eliminare un effetto piuttosto che
un altro dal sistema in questione. Gli elementi di un sistema complesso sono
solitamente moltissimi e diversi uno dall'altro, tra di loro si influenzano
localmente, cioè, un elemento interagisce solo con un ristretto numero
di altri elementi che compongono il sistema e da tali interazioni emergono effetti
relativi all'intero sistema che non sono deducibili o prevedibili, pur avendo
conoscenza della struttura dei singoli elementi e delle interazioni reciproche.
Ulteriori caratteristiche appartenenti ai sistemi complessi che li differenziano
dai sistemi semplici sono:
- Gli stati futuri di un sistema complesso non sono solitamente prevedibili
sulla base degli stati precedenti.
- Le trasformazioni nel tempo di un sistema complesso non sono prevedibili,
o lo sono poco.
- Le perturbazioni cui un sistema è sottoposto, producono degli effetti
che spesso non sono proporzionali all'entità della perturbazione; così,
perturbazioni di notevoli dimensioni possono essere assorbite dal sistema
senza che gli effetti siano mutati nella stessa proporzione.
- Le condizioni iniziali influenzano notevolmente l'evolversi di un sistema
complesso, così variazioni appena percettibili all'inizio, sono causa
di notevoli differenze al trascorrere del tempo.
- L'ambiente su cui un sistema complesso poggia è rilevante, per questo
non può essere tralasciato.
- Sono presenti, all'interno di sistemi complessi, rapporti di causazione
reciproca; un elemento ne influenza un altro, ma è anche influenzato
da esso; capita anche che l'intero sistema sia influenzato dall'ambiente su
cui poggia e, a sua volta, influenza l'ambiente.
- I sistemi complessi, solitamente, sono inseriti in gerarchie di sistemi,
dove un sistema, posizionato ad un determinato livello, è parte di
un più ampio sistema, di rango superiore, e tra essi vi sono influenze
reciproche.
- Non è ben identificabile il ruolo che ogni singolo elemento di un
sistema complesso ha all'interno della generazione degli effetti, non è
quindi isolabile al fine di individuare la conseguenza che produce.
- Non si possono fare copie identiche di sistemi complessi.
A livello di pensiero comune i sistemi semplici sono in stretto legame con
un qualcosa che è comprensibile, che è prevedibile e controllabile,
mentre i sistemi complessi sono ciò che appare meno prevedibile, meno
controllabile e meno comprensibile. La scienza in accordo con tale visione si
è occupata principalmente di sistemi semplici. Inoltre è comprensibile,
sempre rifacendosi a quanto appena detto, la situazione che ha portato le scienze
della natura ad evolversi maggiormente delle scienze dell'uomo, infatti le prime
sono caratterizzate da una maggioranza di sistemi semplici, mentre le seconde,
al contrario, sono caratterizzate da una maggioranza di sistemi complessi.
Quindi la ragione per cui gli scienziati si sono principalmente orientati verso
lo studio di sistemi semplici, tralasciando i sistemi complessi, è dovuta
al fatto che i sistemi semplici si prestano ad essere meglio studiati con gli
strumenti tradizionali della scienza. Fino a che le teorie saranno elaborate
nella testa degli scienziati e verranno trasmesse agli altri attraverso il linguaggio,
come è stato fino ad ora, le teorie che potranno essere studiate saranno
solo quelle relative a sistemi semplici, i quali possono essere elaborati dalle
capacità cognitive dell'uomo, mentre i sistemi complessi non possono
essere gestiti dalla mente umana perché formati da troppe parti che hanno
troppe interazioni tra loro. Lo stesso dicasi per gli strumenti matematici tradizionali
della scienza, i quali risultano appropriati per lo studio di sistemi semplici
ma diventano inadatti quando li si applica ai sistemi complessi, i quali presentano
numerose variabili e complesse interazioni tra queste. A tutto ciò si
aggiunga che i sistemi complessi presentano delle caratteristiche di imprevedibilità
e di irripetibilità che gli strumenti tradizionali hanno difficoltà
a gestire.
Nonostante i problemi appena citati siano già di una certa rilevanza,
l'inadeguatezza dei metodi tradizionali nel trattare i sistemi complessi appare
ancor più evidente nell'uso del metodo degli esperimenti di laboratorio.
Si sa che il metodo sperimentale è un elemento fondamentale della scienza,
tuttavia questo è adatto ai sistemi semplici e non a quelli complessi.
In laboratorio lo scienziato opera dei cambiamenti su una causa, facendo in
modo che si verifichi o che non si verifichi, ovvero variandone quantitativamente
il valore, per poi osservare l'effetto delle sue manipolazioni. Questo metodo
è però valido per i sistemi semplici, in cui gli effetti sono
il prodotto di singole cause; qualora fossero più cause a concorrere
alla formazione di un effetto, sarebbe comunque possibile isolare le singole
cause, poiché la loro azione nel generare un effetto è indipendente
da quella delle altre cause. Invece esattamente il contrario accade per i sistemi
complessi, nei quali gli effetti sono la risultanza di molte cause che tra loro
interagiscono, quindi non ha senso isolare una singola causa per poi studiare
gli effetti che si generano nell'intero sistema. Inoltre le manipolazioni che
vengono effettuate in fase di sperimentazione, sulle condizioni presenti nel
sistema richiedono una certa isolabilità del sistema stesso dall'ambiente
cui si poggia; questo, ancora, funziona per i sistemi semplici, ma non per i
sistemi complessi che tendono a non essere isolabili dall'ambiente in cui "vivono",
infatti, per questi, anche piccole variazioni dell'ambiente in cui vivono, possono
causare effetti completamente differenti. O ancora, il metodo sperimentale,
richiede che i fenomeni siano ripetibili e riproducibili; questo può
essere fatto per i sistemi semplici, ma non per i sistemi complessi, che come
detto sopra, sono molto sensibili a variazioni dell'ambiente iniziale, per cui
risulta impossibile la riproducibilità e la ripetibilità dei fenomeni
stessi.
Attualmente la scienza si sta rendendo conto, o meglio, sta accettando il fatto
che la realtà è composta di sistemi complessi, più che
di sistemi semplici. I sistemi complessi, compaiono in ogni angolo del nostro
mondo: "sono presenti nei fenomeni meteorologici, nella dinamica dei fluidi,
nel processo di sviluppo attraverso il quale un corredo genetico viene tradotto
nelle caratteristiche dell'organismo adulto, nelle interazioni tra i miliardi
di cellule che determinano quello che chiamiamo il comportamento degli organismi
e, nel caso degli esseri umani, la loro vita mentale, nelle interazioni tra
le diverse componenti di un ecosistema, nelle interazioni tra gli individui
tra di loro e con le strutture e istituzioni sociali che costituiscono le società
umane e determinano il modo in cui cambiano nel tempo, nelle interazioni tra
soggetti economici che costituiscono un mercato".
Appurato il fatto che la realtà è per buona parte composta di
sistemi complessi e che analizzarne una parte, riducendola a sistemi semplici,
pur essendo buona cosa, non è per nulla sufficiente, rimangono da ricercare
e studiare gli elementi concettuali e metodologici adatti allo studio dei sistemi
complessi, visto che gli strumenti tradizionali non sono sufficienti.
Soltanto recentemente la scienza ha elaborato gli strumenti adatti allo studio
dei sistemi complessi e tra questi le simulazioni sono uno dei più importanti,
se non il più importante. Forse se non fossero esistiti i computer e
le simulazioni, probabilmente i sistemi complessi non sarebbero stati studiati
e nemmeno scoperti dalla scienza.
Le teorie espresse attraverso le metodologie tradizionali sono adatte ai sistemi
semplici, ma non a quelli complessi, perché sono vincolate dai limiti
cognitivi, mnemonici, di ragionamento dell'uomo; infatti la teoria deve essere
tenuta a mente dallo scienziato che la elabora. La teoria di un sistema complesso,
invece, è anch'essa complessa, poiché riguarda molti elementi,
ha molte parti, e tutte queste interagiscono tra loro creando una struttura
che non può essere gestita dalla mente umana a causa di limitazioni,
di memoria, di attenzione e di ragionamento. Tutto cambia quando la teoria è
espressa attraverso l'uso di un computer, infatti, le potenzialità del
computer di memorizzare, di elaborare dati, sono decisamente maggiori di quelle
dell'uomo; il computer è in grado di gestire una teoria complessa. L'uomo
può inserire uno alla volta gli elementi che compongono il sistema, può
modificare la teoria che è incorporata nel programma, può verificare
il funzionamento del tutto, può manipolare le variabili, tuttavia è
il computer che "vede" la teoria nel suo insieme, che elabora i dati
e fornisce i risultati allo scienziato, che così può comprenderne
il funzionamento.
Il fatto che l'uomo non sia in grado di gestire un sistema complesso con la
propria mente e che abbia bisogno di ricondurlo ad un sistema semplice per poterlo
elaborare e studiare, rende necessario l'impiego delle simulazioni nel computer
come metodo per poter progredire nello studio di tali fenomeni che altrimenti
non sarebbero analizzabili.
Inoltre, il fatto che la tradizionale sperimentazione in un laboratorio reale
sia adatta per i sistemi semplici ma non per quelli complessi, dipende da una
caratteristica delle simulazioni che le contraddistingue in modo fondamentale
dalla metodologia tradizionale di sperimentazione.
La metodologia tradizionale procede attraverso l'analisi dei fenomeni, mentre
il metodo che sfrutta le simulazioni offre una sintesi di fenomeni. Il metodo
tradizionale opera un'analisi della realtà, nel senso che parte dalla
realtà, la scompone nelle sue parti e ricostruisce i fenomeni ricomponendo
le varie parti con la teoria ed il ragionamento; ad esempio volendo studiare
comportamenti della società umana, questa viene scomposta negli individui
che la compongono e poi, sarà compito delle teorie e dei ragionamenti
basati sulle teorie dimostrare come attraverso l'analisi dei vari componenti,
si possa arrivare al fenomeno societario di partenza.
Le simulazioni invece sintetizzano la realtà nel senso che partendo dalle
varie componenti si arriva a comprendere cosa accade quando queste interagiscono
tra loro; girando nel computer la simulazione mostra come le varie componenti
di cui un sistema è composto, interagendo tra loro, formino il sistema
in analisi. L'assunto su cui le simulazioni si basano è che la realtà,
per essere conosciuta, non va semplicemente analizzata, ma va ricreata, partendo
dalle sue componenti base.
La scienza tradizionale cerca di comprendere la realtà così com'è,
invece attraverso le simulazioni, si cerca di capire la realtà ricreandola.
Il principio è: "se riesco a riprodurre la realtà, questo
vuole dire che l'ho capita".
Forse i sistemi semplici possono essere studiati e capiti semplicemente analizzandoli,
ma i sistemi complessi, per essere compresi, devono essere ricreati.
La non disciplinarità
L'evoluzione della scienza moderna, nata nel Seicento, ha portato notevoli
progressi e questa situazione ha portato con sé le suddivisioni disciplinari.
Con il progredire della scienza e l'approfondirsi delle conoscenze è
iniziato un processo di frammentazione della scienza con il formarsi di nuove
discipline e di sottodiscipline scientifiche. Non si può più dire
che oggi esistano la scienza della natura e la scienza dell'uomo; la scienza
della natura è oggi suddivisa in fisica, chimica, biologia, con tutte
le relative sottodiscipline, mentre la scienza dell'uomo è suddivisa
in psicologia, sociologia, antropologia, economia, storia, con tutte le sottodistinzioni
e specializzazioni. La suddivisione in discipline è giustificata dal
fatto che i fenomeni che la realtà presenta, quando vengono studiati,
sono talmente tanti e diversi, che appare impossibile che dei singoli scienziati
o delle singole strutture organizzative, possano conoscerli e capirli tutti.
C'è da dire anche che la frammentazione disciplinare non è stata
semplicemente una conseguenza dell'evoluzione delle conoscenze scientifiche
ma è anche stata l'elemento che ha permesso tutti i progressi ottenuti.
Infatti, l'approfondimento di una materia è permesso quando lo scienziato
può concentrarsi unicamente sul fenomeno che sta studiando, tralasciando
altri campi della scienza.
E' anche vero che in parte la suddivisione delle discipline scientifiche è
un ostacolo per lo sviluppo delle conoscenze scientifiche, infatti, è
palese che la realtà è un tutto integrato, un insieme di fenomeni
collegati uno all'altro, non un insieme di fenomeni che sono indipendenti tra
loro, come tende a vederla una scienza suddivisa in discipline e sottodiscipline.
La frammentazione disciplinare è da ostacolo al progresso della conoscenza
ed alla comprensione della realtà per vari motivi, innanzitutto, non
è possibile comprendere alcuni fenomeni se non considerando questi correlati
ad altri ed una scienza divisa in discipline avrebbe difficoltà a carpire
tali collegamenti poiché riguardano più branche della scienza
stessa. Inoltre per la mente umana comprendere qualcosa, significa trovare il
generale nel particolare per cui, la scienza non può essere un semplice
elenco di discipline e sottodiscipline, ciascuna delle quali avente i suoi meccanismi
e processi generali per spiegare una parte della realtà, ma deve trovare
i meccanismi ed i processi che siano in grado di spiegare fenomeni appartenenti
a differenti discipline. Ancora si può dire che la realtà non
è un semplice elenco di fenomeni, ma è stata caratterizzata da
processi evolutivi, nei quali a fenomeni se ne sono sostituiti o aggiunti altri;
la scienza deve aiutarci a comprendere la realtà e per questo deve poter
ricostruire il processo storico del susseguirsi di fenomeni e spiegarne il perché.
Tuttavia per poter spiegare tale processo evolutivo è necessario possedere
un insieme di concetti, teorie e metodi di ricerca che si possano applicare
ugualmente sia all'inizio sia alla fine del processo di evoluzione e trasformazione;
questo però è proprio quello di cui non dispone una scienza suddivisa
in sottodiscipline.
Le teorie elaborate secondo le metodologie tradizionali colgono soltanto parti
ristrette della realtà e quindi l'osservazione dei fenomeni non può
che riguardare aspetti particolari dei fenomeni; in tale situazione le suddivisioni
disciplinari sono necessarie, ma rimane che la disciplinarietà della
scienza può essere da freno alla comprensione della realtà.
A volte la scienza tenta di superare tale limite ricorrendo alla interdisciplinarità
e cioè mettendo insieme più scienziati appartenenti a diverse
discipline per affrontare e risolvere problemi appartenenti ad una sola disciplina.
Tuttavia l'interdisciplinarità presenta dei problemi giacché il
dialogo tra scienziati diversi, abituati a trattare fenomeni di tipo diverso,
con metodi diversi, con regole diverse, risulta difficoltoso. Quindi il problema
della disciplinarità rimane. Ciò che servirebbe per comprendere
meglio la realtà è un qualcosa che stesse prima della formazione
delle discipline. Le simulazioni presentano la caratteristica di essere non
disciplinari, per cui la scienza che si dota, tra i suoi strumenti di ricerca
del metodo simulativo, otterrà una minor disciplinarità ed una
maggior comprensione della realtà.
Le simulazioni sono intrinsecamente non disciplinari, perché risolvono
molti dei problemi a causa dei quali la scienza è dovuta ricorrere alla
suddivisione in sottodiscipline. Infatti, le grandi risorse di memoria e di
calcolo a disposizione dei computer soppiantano le "carenze" di memoria
e di calcolo della mente umana. Lo scienziato solitamente ha familiarità
solo con una tipologia di esperimenti e difficilmente riesce a gestire le interazioni
tra i vari fenomeni. Il computer non ha questi problemi, perché si può
tranquillamente costruire un programma che contenga dati riferiti a fenomeni
di tipo diverso e la simulazione che ne deriva può incorporare una teoria
che tenga in considerazione le interazioni fra i vari fenomeni. In una simulazione
i dati possono essere inseriti passo dopo passo da più scienziati, aggiungendo
elementi, senza perderne altri. Non ci sono limiti nell'inserire conoscenze
all'interno di un computer, a differenza di quanto invece si può fare
con la mente di un uomo.
Le simulazioni, a differenza delle scienze disciplinari, non usano metodi diversi
a seconda delle tipologie di fenomeni che vengono studiati. La suddivisione
in discipline e sottodiscipline vede anche una frammentazione dei metodi, che
queste usano per la ricerca, frammentazione che è anche più ampia
di quella delle discipline stesse; quindi se i metodi sono tanti non si può
nemmeno pretendere che uno scienziato padroneggi e sia esperto di più
metodi e questa situazione non fa che giustificare ed alimentare la suddivisione
in discipline. Anche per tale problema le simulazioni offrono una soluzione
che riduca la disciplinarità della scienza, in quanto la simulazione
è un metodo che si può adattare allo studio di fenomeni di qualunque
tipo. Una volta compreso cosa sono le simulazioni, capiti i loro limiti, le
loro possibilità, i loro aspetti tecnici, queste possono essere usate
per lo studio di qualsiasi fenomeno e per ciò significa che le simulazioni
possono diventare un elemento comune a tutte le scienze, con un potere unificante
e non disciplinare nei confronti della scienza nel suo complesso.
Dovendo cogliere l'aspetto unificante delle simulazioni e quindi la loro essenza
si deve prima considerare qual'è il metodo con il quale lo scienziato
affronta la ricerca; gli scienziati tendono a semplificare la realtà
per poterla studiare e comprendere, però, quando ciò si verifica
per le simulazioni, essendo esse realtà (virtuale), riescono a mantenere
la completezza e l'integrità della realtà "reale".
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