| Sezione
di Simulazioni ad agenti
A cura di: Dott.
A.Cappellini, Dott. P.Mezzera , Dott. A.Vanara
Agenti "mind" e "no-mind"
Il punto di partenza nella costruzione dei modelli simulativi è la definizione
degli agenti; vi sono diverse tecniche utilizzabili per la costruzione di "individui
intelligenti".
Qui si vuole approfondire un aspetto particolare delle simulazioni con modelli
ad agenti (ABM): il livello di intelligenza che gli agenti di una simulazione
economica devono possedere e di conseguenza il livello di complessità
del modello.
La costruzione di agenti sofisticati con capacità cognitive rappresenta
sicuramente un vantaggio per il realismo della simulazione; come affermato in
Epstein e Axtell (1996), il sistema socioeconomico è una complicata struttura
contenente milioni di unità interagenti come consumatori, imprese, banche;
sono queste unità che prendono decisioni circa i consumi, il risparmio
e l'investimento; è, quindi, ragionevole aspettarsi che il comportamento
di un modello sia più realistico se basato sulla conoscenza di tali unità
economiche (come si comportano, come rispondono a cambiamenti esterni e come
interagiscono).
Secondo alcuni ricercatori, tuttavia, i modelli ABM non devono necessariamente
avere lo scopo di fornire una accurata e precisa rappresentazione del fenomeno
oggetto di studio; lo scopo dei modelli ABM, secondo tale filone di ricerca,
è di aiutare la comprensione dei processi fondamentali che sono alla
base dell'emergere dei fenomeni macroscopici.
Secondo Axelrod (1997) nella costruzione dei modelli ABM occorre adottare il
principio KISS: 'keep it simple, stupid''; nelle scienze sociali, infatti, modelli
di simulazione altamente complicati raramente forniscono una spiegazione chiara
del meccanismo di funzionamento del fenomeno analizzato. I ricercatori sociali
hanno invece, spesso, scoperto importanti relazioni e principi dall'analisi
di semplici modelli di simulazione. A volte più semplice è il
modello, più facile risulta scoprire e comprendere i sottili effetti
dei meccanismi di comportamento dei processi considerati, al variare dei parametri
e delle condizioni iniziali.
Per Axelrod, il punto fondamentale è che mentre il fenomeno oggetto di
studio può essere complesso, le ipotesi sottostanti il modello ABM devono
essere semplici.
La complessità del modello ABM, non deve risiedere nelle ipotesi del
modello, ma deve emergere nei risultati simulati .
I ricercatori hanno, infatti, limitate capacità cognitive; quando dalla
simulazione emerge un risultato interessante, è bene che lo sviluppatore
del modello possa capire l'origine di tale risultato; la semplicità,
inoltre, è necessaria al fine di consentire ad altri ricercatori di estendere
il modello in nuove direzioni.
In Terna (2001), al fine di classificare i diversi approcci con i quali è
possibile realizzare simulazioni basate su agenti, si propone la seguente suddivisione:
a) modelli con agenti "no-mind" operanti in un ambiente non strutturato;
b) modelli con agenti "minded" (o cognitivi) operanti in un ambiente
non strutturato;
c) modelli con agenti "no-mind" operanti in un ambiente strutturato;
d) modelli con agenti "minded" (o cognitivi) operanti in un ambiente
strutturato.
Secondo Axelrod per riprodurre i sistemi e le dinamiche economiche osservate
nella realtà non è necessario disporre di agenti particolarmente
sofisticati; risultati interessanti possono essere ottenuti con l'impiego di
agenti "no-mind" (impostazioni a e c).
La ragione principale della validità esplicativa dei modelli no-mind
risiede nella considerazione che in realtà quello che interessa è
l'analisi delle conseguenze dell'interazione tra gli agenti.
L'economia, partendo dai comportamenti individuali non direttamente oggetto
di studio, ricerca le conseguenze che emergono dall'interazione tra individui
e i modelli ABM hanno come principale oggetto di studio, proprio, l'analisi
delle conseguenze della interazione tra agenti eterogenei.
Il principale difetto dei modelli classici, infatti, non sta tanto nell'ipotesi
che gli agenti abbiano capacità di calcolo irrealistiche, ma piuttosto
nell'assenza di eterogeneità e interazione tra agenti .
In opposizione a tale impostazione, diversi studiosi sostengono che i modelli
ABM, per essere validi devono necessariamente essere costruiti con agenti cognitivi,
capaci di modificare il proprio comportamento per adattarsi ai mutamenti dell'ambiente
circostante e di perseguire obiettivi sviluppati autonomamente; la complessità
deve essere, cioè, inclusa negli agenti stessi (impostazioni b e d citate
precedentemente).
Secondo Chattoe (1998) un'implementazione mindless di modelli evolutivi conduce,
infatti, a spiegazioni implausibili dei processi socioeconomici.
La questione del livello di complessità degli agenti non riceve, dunque,
una risposta omogenea dalla comunità dei ricercatori; tuttavia, la scelta
sembra propendere per l'uso di agenti ragionevolmente semplici e per la ricerca,
nell'interazione e nella presenza di strutture ex-ante, dei meccanismi in grado
di riprodurre la complessità presente nel mondo reale.
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