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Sezione di Simulazioni ad agenti

A cura di: Dott. A.Cappellini, Dott. P.Mezzera , Dott. A.Vanara



Considerazioni

I sistemi connessionistici sono sistemi costruiti in modo tale da apprendere con l'esperienza, senza una conoscenza predefinita; i sistemi realizzati con le tecniche dell'IA, invece, non sono sviluppati per apprendere: il programma di istruzioni in cui risiede l'intelligenza del sistema - sviluppato da un essere umano - non si modifica durante l'applicazione.
Se un sistema esperto sa dare la risposta appropriata ad un certo stimolo - cioè possiede una regola del tipo IF-THEN - questo non significa che sappia automaticamente estrapolare questa conoscenza a stimoli nuovi. Nei sistemi connessionistici, come le reti neurali artificiali, invece, vi è un'intrinseca capacità di estrapolare quello che è stato appresso.
Come affermato in Parisi (1989), con le tecniche di IA, un sistema computazionale è in grado di fornire una certa prestazione perché è stato esplicitamente programmato da un essere umano a svolgere quella prestazione (il programmatore formula la procedura che consente di svolgere una determinata funzione e la realizza in un linguaggio di programmazione).
Le reti connessionistiche, a differenza di quanto avviene con le tecniche di Intelligenza Artificiale, non devono essere programmate a svolgere un determinato compito da un essere umano; apprendono spontaneamente, tramite il processo di learning, come svolgere il compito loro attribuito senza che sia necessario un intervento esterno.
Per il connessionismo, in sostanza, un sistema artificiale intelligente non è un sistema che possiede una certa capacità, ma è un sistema che acquisisce , attraverso un processo di evoluzione o di apprendimento, tale capacità.
Ciò appare molto più vicino a quello che comunemente si intende per intelligenza; un sistema, infatti, è intelligente se scopre autonomamente come comportarsi, se dispone di meccanismi che gli consentano di scoprire nuovi modi di espletare le proprie funzioni e di affrontare i problemi .
Il connessionismo è, dunque, uno strumento più efficace per la realizzazione di sistemi intelligenti rispetto alle tecniche di IA. Queste ultime, infatti, si limitano a realizzare una semplice trascrizione delle procedure - note a priori - per risolvere compiti specifici. Con il connessionismo, invece, i sistemi sviluppati apprendono e si autoorganizzano in modi potenzialmente imprevedibili.
L'IA, se da un lato ha compiuto importanti progressi nella riproduzione di alcuni aspetti dell'intelligenza, dall'altro - ignorando del tutto le caratteristiche fisiche e il modo di funzionare del cervello - ha finito per non riuscire a cogliere alcuni delle proprietà più importanti dell'intelligenza come:
- la flessibilità: il sistema deve adattare le risposte alle circostanze nuove;
- la robustezza: il sistema non deve bloccarsi di fronte a difficoltà;
- la sensibilità al contesto: la risposta ad una situazione deve tenere conto del contesto;
- la capacità di apprendimento: il sistema deve essere in grado di modificare spontaneamente le proprie risposte sulla base dell'esperienza maturata.
Il connessionismo permette di superare, entro certi limiti, tali ostacoli.
Connessionismo e IA differiscono, infine, per l'atteggiamento nei riguardi dell'errore.
Gli essere umani fanno continuamente errori dovuti ad imprecisione nei concetti, limiti di memoria o altro. L'IA considera tali errori come qualcosa da evitare, che rende meno efficiente il modo di ragionare e di agire del "sistema intelligente". Gli errori, tuttavia - come affermato in Parisi (1989) - possono essere un meccanismo fondamentale di esplorazione di possibilità e di sviluppo; con le tecniche connessionistiche l'intelligenza viene sviluppata proprio sulla base degli errori (il sistema intelligente - la rete neurale - viene addestrato mediante un processo iterativo di prove ed errori).

 


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