| Sezione
di Simulazioni ad agenti
A cura di: Dott.
A.Cappellini, Dott. P.Mezzera , Dott. A.Vanara
Le scienze
Per meglio comprendere le potenzialità che le simulazioni offrono allo
sperimentatore, è opportuno porsi alcune domande.
Che cosa è la scienza? Cosa la distingue dalle altre attività umane?
Riflettendo su cosa sia la scienza, ci viene in mente la rilevanza che gli scienziati
danno ai fatti empirici ed all'osservazione diretta di questi; una considerevole
parte del tempo che lo scienziato adopera per i suoi studi è rivolta alla
descrizione, alla misurazione, all'osservazione della realtà.
L'analisi che lo studioso esegue, deve essere diretta, cioè percepita con
i propri sensi, evitando così di considerare tutto ciò che è
interpretazione o racconto. A volte si rende necessario l'ausilio di metodologie
o sistemi e di strumentazioni specifiche, senza le quali l'indagine stessa non
sarebbe possibile, basti pensare a microscopi, necessari per le analisi molecolari,
ai telescopi, utilizzati per le scienze spaziali, e molti altri ancora. Altre
volte lo studio si concentra non direttamente sui fenomeni che si vuole analizzare,
ma sulle conseguenze, sui resti di questi, come accade in paleontologia, in archeologia
ed in generale in tutte le scienze storiche. Tuttavia quale che sia la situazione
di quelle citate sopra, il soggetto compie osservazioni, analisi, studi in prima
persona.
La motivazione che spinge gli scienziati a dedicare tanto del loro tempo per i
fatti empirici risiede nel fatto che l'osservazione della realtà è
la prova della veridicità o meno delle loro teorie.
Altresì accade per le scienze dell'uomo, che, contrariamente alle scienze
della natura, si limitano a formulare teorie dimostrabili unicamente in sede di
dissertazione e di ragionamento, senza poter offrire dati empirici a prova delle
teorie. Non si verificherà mai, quindi, che una teoria filosofica possa
essere confutata da fatti empirici, poiché tali fatti non esistono; differentemente
tale situazione si potrà sicuramente presentare, ad esempio, per una teoria
sulla genetica.
Si potrebbe obiettare allora che, chiunque nella vita di tutti i giorni osserva
la realtà per farsi proprie idee di questa e per comportarsi conseguentemente
ad esse; ciò è fuorviante, infatti, lo scienziato è caratterizzato
dalla sistematicità, dalla metodicità, dalla accuratezza, dalla
professionalità delle sue osservazioni ed analisi.
Lo scienziato cerca:
-Di evitare di trarre conclusioni generali da osservazioni singole che potrebbero
non essere correttamente rappresentative.
-Controlla le condizioni ambientali in cui si svolgono le osservazioni, al fine
di escludere l'influenza di fattori estranei.
-Utilizza una descrizione dei fatti di tipo quantitativo cosicché i risultati
delle osservazioni risultino il più possibile oggettive e precise.
-Si assicura dell'oggettività delle sue osservazioni, cioè, si accerta
del fatto che, se al suo posto ci fosse stato un altro scienziato, questi avrebbe
verosimilmente tratto le sue stesse conclusioni.
Tuttavia, per quanto tale aspetto empirico risulti essere di primaria importanza
nel definire cosa sia la scienza, non sono da meno le teorie stesse, che dopo
ripetute analisi di fenomeni, ne spiegano la dinamica, l'essenza, le cause che
li generano, li prevedono, li controllano.
Così il semplice osservare e descrivere accuratamente ed oggettivamente
i fatti risulta essere conoscenza della realtà, non comprensione di questa;
soltanto scoprendo cosa genera il fenomeno, lo scienziato, è in grado di
dare una vera spiegazione della realtà. Vengono così formulate teorie
scientifiche, insiemi di regole, concetti, idee, attraverso le quali lo scienziato
comprende la realtà, oltre che conoscerla, individuando le motivazioni
per cui si verifica un evento piuttosto che un altro.
Detto questo, si può affermare che, perché una teoria possa chiamarsi
tale, è necessario che da tale teoria sia possibile estrapolare delle previsioni,
cioè delle anticipazioni sui fatti che si dovrebbero osservare nella realtà,
dati determinati presupposti. Se ciò non si verifica, o perché non
si possono estrapolare previsioni, o perché le predizioni ottenute non
hanno riscontro con la realtà, allora non si può parlare di teoria
scientifica.
Ciò differenzia decisamente le scienze e le relative teorie, da altre teorie,
come quelle filosofiche, religiose, le quali non danno precise previsioni sulla
realtà e nemmeno si adoperano nel valutare empiricamente e nel sottoporre
ad analisi le teorie, come invero accade nell'ambito scientifico. L'aspetto empirico
è considerabile come elemento di giunzione tra la realtà e le teorie
che la spiegano: la realtà è compresa attraverso le teorie su di
essa e le teorie sono verificate, dimostrate, provate, dal manifestarsi di alcuni
eventi.
L'immagine qui data della scienza, non deve tuttavia trarre in inganno, facendo
pensare alle due attività, quella di osservazione della realtà e
quella di creazione di una teoria, come due parti separate; esse devono essere
viste come due facce di una stessa moneta, la cui esistenza è legata alla
presenza di entrambe.
Nemmeno si deve pensare a tali attività come assolutamente oggettive, infatti:
"la scienza non è necessariamente oggettiva. Tuttavia la scienza per
chiamarsi scienza deve necessariamente cercare di essere oggettiva". La frase
appena citata vuole significare che lo scienziato decide di elaborare una teoria,
non così per caso, senza motivo, ma perché è interessato
all'argomento, perché nutre delle speranze di ottenere determinati risultati
ecc, e l'osservazione della realtà è anch'essa influenzata dagli
occhi con la quale è vista. Quest'aspetto può essere un problema
serio se non affrontato nella dovuta maniera, poiché rischia di far incorrere
in errori lo scienziato il quale, allora, adopererà determinate regole
comportamentali per prevenire inconvenienti.
Esso assumerà:
- Che la ricerca scientifica è un'impresa collettiva, nel senso che
ogni scienziato ha la possibilità di poter verificare egli stesso la
robustezza di qualsiasi teoria proposta da altri colleghi.
- Che elemento basilare di una teoria è la formulazione quantitativa
delle teoria e non solo quella qualitativa o descrittiva; questo permette
di avere una visione più nitida, oggettiva e scevra da influenze del
linguaggio.
- Si utilizzano esperimenti in laboratorio, così lo scienziato può
controllare le condizioni nelle quali i fenomeni avvengono ed anzi li provoca,
comprendendo bene quali sono gli elementi e le concomitanze di essi che ne
causano il verificarsi.
A questo punto è possibile dare risposta alle domande iniziali, infatti
possiamo dire che ciò che contraddistingue e caratterizza la scienza
è il legame tra le teorie elaborate ed i fatti empirici cui tali teorie
si riferiscono. Così non è scienza l'elaborazione di teorie priva
di analisi dei fatti empirici ed altrettanto non è sufficiente a far
sì che si parli di scienza, l'osservazione dei fatti empirici, senza
che essi vengano poi elaborati in teorie che ne possano dare una spiegazione,
una comprensione e quindi delle previsioni (dati alcuni fattori).
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