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Sul versante strettamente pratico

E’ legittimato questo tipo di approccio o si tratta di speculazioni intellettuali ma disancorate dalla pratica quotidiana dei mercati? Vediamo qui di seguito come proprio Borsa Italiana, in un suo pamphlet, diffuso con intento divulgativo, riconosca appieno il ruolo della finanza comportamentale.
Poiché non è data teoria disincarnata dalla pratica occorre vedere se esiste riconoscimento pubblico e condiviso di un oggetto di studio e di una direzione verso cui procedere. Prendiamo quindi in analisi un testo ufficiale (vedi http://www.borsaitalia.it ) che Borsa Italiana ha preparato con intento didattico e divulgativo. Il testo è stato preparato fondamentalmente per i traders di prodotti altamente speculativi e fa riferimento ai meccanismi di determinazione del prezzo delle opzioni e quindi ai prodotti cosiddetti derivati del mercato italiano.

 

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Ecco che dunque in questa sezione denominata “fattori non quantificabili” si fa preciso riferimento a variabili che non è possibile immettere in un modello matematico di calcolo, ma che sono apparentemente calcolabili solamente a posteriori.
Particolarmente interessante risulta il caso di non coincidenza dei grafici intraday di due strumenti concettualmente identici: Il MINIFIB ed il FIB ( Guida alle opzioni http://www.borsaitalia.it ).
In questo caso gli strumenti finanziari sono identici ( avendo per sottostante lo stesso oggetto, cioè l’indice Mib30 della Borsa Italiana) ma variano in relazione alle richieste della Cassa di Compensazione e Garanzia, con il risultato che i due strumenti sono in proporzione di uno a cinque per quanto riguarda il capitale minimo richiesto per operare e di conseguenza per guadagnare o perdere tramite la propria operatività di trading. Quindi il valore dei due strumenti - posta l’efficienza dei Market Makers -(vedi http://www.borsaitalia.it ) dovrebbe essere costantemente identico, nella realtà si assiste ad una variazione dei valori dei due strumenti in istanti diversi della giornata, fin ad avere in alcuni casi addirittura valori diversi a chiusura di seduta. Perché avviene questo? Tra i fattori, per così dire oggettivabili, si può addurre come fattore principale la scarsa liquidità del mercato del MINIFIB se rapportato a quello del FIB. Ma la liquidità altro non è che una caratteristica dei mercati; insieme al numero dei partecipanti diviso tra piccoli investitori ( che utilizzano pochi contratti)e investitori istituzionali (che invece, appunto a volte “fanno il mercato” loro stessi). Si vede allora come questi due fattori siano stati indicati dai tecnici dei mercati finanziari come “fattori non quantificabili” poiché fan riferimento a fenomeni che si manifestano solo durante il processo di formazione del prezzo. Questi fenomeni non quantificabili altro non sono se non il risultato della somma delle caratteristiche di comportamento degli investitori.
Queste caratteristiche sono state riconosciute ufficialmente come “esterne” alla Teoria dei Mercati Efficienti. Di tutte le altre caratteristiche dei partecipanti in relazione alle situazioni si occupa appunto la Finanza Comportamentale.


 

 

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