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I Cavalieri della Speculazione

Il Gran Galà neoclassico consente di mascherare tutta la deliberata asimmetria che struttura le reti delle democrazie-mercato. Poiché così come la cavalleria inglese distingueva quelli nati per sudare da quelli nati per comandare (“We aren’t born to sweat but to command”) (vedi nota 1) allo stesso modo bisogna separare i Cavalieri della finanza, che in un certo senso posseggono lo jus primae noctis moderno – quello di “simmetrizzare” gli altri – dai pazienti del futuro cyber-bestiame, babbei-nomadi simmetrizzabili a piacere. I Cavalieri sono abili e sanno illudere i babbei-nomadi: “Voi,persone semplici avete una grande fortuna – essere simmetrizzabili significa partecipare al grande gioco democratico.[…]

Meritano i loro privilegi i Cavalieri-operatori?Sono effettivamente loro i valorosi crociati dell’autoregolazione razionale, protettori dei mercati contro le fluttuazioni?Sono sempre all’avanguardia nella lotta all’isteria imitativa delle folle? In breve hanno il coraggio di determinarsi come compratore controcorrente, quando tutti i Topazes ( vedi nota 2) post-moderni vendono in massa? Padroneggiare il Mercato, quello vero, molto più avido di voci che di bilanci, non è certamente compito facile.
Tutti spiano e cercano di rendere “informativo” ogni intervento distillato da qualche divinità borsistica considerata ferocemente imprevedibile- cosa che si pensa scoraggi ogni imitazione – ed il cui minimo gorgoglio intestinale si impone come profezia auto-validante : “Perché Soros ha starnutito stamattina in conferenza stampa? Perché il suo operatore preferito ha acquistato centomila carcasse di maiale?”

Ricordiamoci del Grande Concorso di Keynes: tutto il problema consiste nell’anticipare le anticipazioni degli altri, nel singolarizzarsi imitando tutti prima di tutti gli altri , nell’indovinare gli “equilibri” che sorgono da cyber-psicodrammi giocati su scala mondiale.

 

L’atteggiamento razionale non è più quello della disciplina lucida che ogni auto-regolazione esige – “comprare quando tutti vendono e vendere quando tutti comprano ” – ma quello che ricompensa l’opportunismo servile degli acrobati delle “bolle speculative ”. Ma l’imitazione è contagiosa: tutti, dagli ammiratori vicini alle divinità borsistiche auto-validanti, agli “zinzin” (vedi nota 3)incaricati d’affari dalle vedove di Carpentras, finiscono per capire che bisogna imitare i Cavalieri per strappare qualche briciola di bottino. Si chiude così un magnifico circolo vizioso, questa insurrezione dei babbei della materia prima terziaria indigna l’elite dei predatori, garante delle virtù della contingenza. “Il mercato diventa troppo mercantile come a volte l’acqua diventa troppo liquida! E’ colpa nostra se tutti vogliono imitarci, dagli “zinzin” fino agli affittaseggiole di Rambouillet? Ma finiranno tutti per annegare: il mercato vero si incaricherà di educare tutti questi Topazi che non vogliono restare al loro posto”.
[…]

 

Il Mercato si impone come ultimatum spazio-temporale “popolare” permanente ed onnipresente: àncora di salvezza fuori dall’imperio fluido del mercato. E’ qui che ritroviamo il nostro vecchio compare, l’empirista mercantile: incontrate il Mercato a tutti gli angoli della strada? Niente di più naturale poiché il Mercato siamo noi stessi, voi ed io…! Sappiamo fino a che punto l’empirista mercantile sa rendere amabile la routine, ma è naturalmente “l’uomo medio” ciò che attende l’Uomo Ordinario all’angolo della strada…

Per facilitare lo scambio dei ruoli, perché l’Uomo Ordinario si prenda per un “uomo medio”, niente di meglio che la partecipazione ad innocenti giochi di società. L’empirista mercantile sa che l’Uomo Ordinario ama palpeggiare “evidenze scientifiche” e adora le farse matematiche ed i vaudeville cibernetici (dilemma del prigioniero, problema di Newcomb, giochi di Common Knowledge…) che mettono in scena soggettività mutilate, “giocatori” infarciti di furberia e di buonsenso, e che si pensa inizino l’uomo medio alle buone maniere, quella dell’invidia e del contratto.
L’empirista mercantile non esita neanche più a dichiararsi anarchico mercantile ed ordinato, adulto e sano, che ha rotto con l’anarchia romantica che paralizza ancora i pensatori prepuberi del Vecchio Continente.
In un regime dove i diritti d’agire degli individui sono chiaramente definiti e riconosciuti, il libero mercato consente l’espressione massima dell’eccentricità personale e privata , della libertà individuale nella sua significazione più elementare. L’incapacità degli anarchici romantici di comprendere questa dimensione dei mercati liberi non smette di meravigliare”.

 

Gilles Châtelet *

“Vivere e pensare come porci. L’istigazione all’invidia e alla noia nelle democrazie-mercato.” Arcanapop 2002

 

 

 

 

 

 

nota 1: William Shakespeare, Henry II,I,1,197


nota 2: Topazes è il protagonista di un romanzo (1928)di Marcel Pagnol; personaggio onesto fino alla stupidaggine,si trova a godere di grande successo quando adotta, per insipienza e senza volere, una condotta immorale ed opportunista.

 

nota 3: E’ il nomignolo con cui vengono chiamati gli “investitori istituzionali ” e viene dal suono prodotto dalle liasons nell’espressione francese les investisseurs istitutionnels. Curiosamente l’espressione era già in uso, in gergo, per indicare un oggetto di cui non si ricorda il nome (come per esempio i nostri affare o meglio ancora coso)

 

*Docente di matematica all'Università di Parigi VIII, è stato uno dei più stimati e innovativi osservatori del rapporto tra tecnologia, scienza e filosofia. È scomparso nel 1999.

 

 

 

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